Racconti di cucina Racconti di cristina

Le situazioni si avvicendavano nei fotogrammi…, sfuggendo a una tranquillità che era solo apparente. Io e l’attore…;la vicenda del film e la mia storia…; gli attori del cortometraggio e i miei compagni di viaggio nella vita…La storia di un’amicizia nata nell’ambiente di lavoro. La storia di un’amicizia nata, quasi per caso, con una collega di lavoro. Il vicino geloso, che entrando in casa, per caso, con finta cordialità beve il caffè con lui e poi…con un gesto.irreversibile cerca di eliminare l’amico. La collega gelosa con la quale ho diviso il lavoro, hobbies, momenti di tranquillità casalinga, gelosa ed invidiosa, con fatti e con parole, cerca di frapporre ostacoli a un legame affettuoso con la stessa imitazione di gesti inarrestabili..Una persona importante entra a far parte del gioco e con inusitata cattiveria e violenza impartisce un ordine perentorio: far ritorno, senza indugi, al proprio domicilio. Gli accordi tra ilpadrone di casa e l’amico erano già stati decisi: mossi dal.desiderio comune di trascorrere insieme, periodi in cui è triste stare soli, facevano programmi per allietare le loro.future serate. I progetti svaniscono e la tristezza li avvolge. Con finta sottomissione l’amico esegue ciò che gli è stato, con malagrazia ordinato. Ma al confine, dopo aver compiuto ciò che lui ritiene un suo dovere, ha un improvviso gesto di ribellione e riprende il cammino a ritroso. Ed anch’io, a chi mi ha obbligato, con pretenziosa tirannia, mi sono adattata a compiere schematici gesti, che fanno parte di un’ingranaggio di quella macchina “meravigliosa” che si chiama burocrazia. Io divento un bullone, non per volontà propria, sceglie come nido il suo incastro per inciso e se qualche dfetto ha, deve essere, dal martello appiattito. Vengo a far parte così dell’anonima folla, chino il capo e fingo obbedienza come fece Garibaldi con il suo superiore e professai come inconfutabile fede, la fatidica frase. Ma nel mio animo covava il rancore. Sotto le ceneri….bruciava il livore. Intanto…la mia mente…lavorava e non di trastulli, già si trattava, ma di un vero mosaico di intese. Raccoglievo informazioni, cercavo di anticipare mosse e pensieri, attuavo una tattica da vero paladino che, come a tutti è noto, furon valorosi per il loro onore e di nessun periglio ebbero paura e in punto di morte chieser perdono non delle loro vili azioni, per altro mai commesse, ma dei morti uccisi in battaglia. Intuivo che la mia era una punizione per incontri, che avvenivano con una persona che contesa non volevano,divisa, fosse. La moltitudine di persone che fluttuava nel piccolo universo di chi, deve travagliare per mangiare, si rivelava ben più carente di me nei suoi doveri verso il datore di lavoro, ma l’ipocrisia giocava a loro favore: come talpe, operavano sotterranee e, cieco era colui, che non vedeva questo stuolo di cicale che della bugia, della falsità, dell’inganno si facevan scudo. Dante avrebbe detto di loro: “Folta schiera di serpi, che come uniche armi, avete la lingua appuntita e la coda avvelenata, nascondetevi nelle selve oscure e aspettate il paladino che con il.suo piede vi schiaccera’ per far si’ che la vostra progenie non sia mai più tramandata!” I.farisei, rei confessi della Palestina sono.ancor oggi figure attuali che vivono accanto a noi e respirandoci addosso, c’iniettano veleno. Vedendo tutto ciò, la mia ribellione crebbe e nella mia mente inizio’ a delinearsi un programma che dell’osservazione faceva la sua arma migliore e creava azioni per sguainare, al momento opportuno, la spada a mio favore. Il mestiere del ribelle era di notare, scrivere prendere appunti sulla casa, la famiglia, la cucina, le abitudini quotidiane del padrone di casa. Egli . però da intervistato si trasformò in intervistatore, da agnello si trasformò in lupo e il lupo prese le sembianze dell’agnello.Ed anch’io…astutamente…cambiai modo di pensare, maniera di parlare e abitudini…Anche il mio abito cambio’….Quando l’amico ribelle arrivò presso il domicilio del padrone di casa da lui per lunghe settimane osservato, notò che la porta era aperta e intorno c’era un’atmosfera triste e desolante. Egli non aveva retto al.dispiacere di aver perso un’amico, un’amico vero. Il sogno di un momento aveva preso il sopravvento…la magica atmosfera però era stata trasformata e l’aria era diventata opprimente e irrespirabile…lui, troppo solo, si era stancato di lottare…La forza della mente è l’unica arma che ho e contro i soprusi opporro’ ciò che, della qualità della volpe ne fa il.protagonista delle favole e serve da esempio agli stolti e agli imbecilli.