Ma perché liberarsi dai pesciolini d’argento?

L’ultimo l’ho astutamente salvato dalle grinfie del gatto di casa distraendolo, il gatto. Il penultimo era scivolato nel bidet e gli ho detto chiaro chiaro: “A bello, mo cavatela da solo: la vita è dura per tutti”. Con un altro ancora ho assistito alla scena di come “fanno i morti” quando percepiscono il pericolo: si stecchiscono per finta sperando di passare inosservati e confusi con le eventuali piccole porcherie, che loro neanche sanno quanto accompagnano la nostra vita. Io ero lì con la scopa in mano, spazzavo il pavimento, non è che mi stessi divertendo, però m’ha strappato un sorriso la sua ingenua strategia per farmi fessa, inconsapevole che tanto l’avrei comunque graziato.
Non è che ami gli insetti, tutt’altro. Però sono una persona istruita: ho frequentato il Liceo Scientifico del mio quartiere alla periferia sud di Roma, liceo che quando l’ho iniziato neanche aveva uno straccio di nome, ma che poi si è chiamato Ettore Majorana. Giunta al secondo anno, grazie al provvido Programma ministeriale di Scienze ho aperto gli occhi. Il mio personale castigo biblico (d’altra parte proprio nei libri abitava), il mio incubo, ossia quelle cose vive che ogni volta che aprivo un vecchio volume di mio padre si scapicollavano fuori dalle pagine, spaventandomi, avevano un nome proprio, Lepisma saccarina, e un graziosissimo nomignolo: pesciolini d’argento.
E la professoressa Marino e il libro di scienze mi hanno chiarito che, oltre a possedere un nome, quindi già di per sé quella dignità che fino ad allora avevo loro negato, vantano una storia millenaria e sono fra le creature che, “nei secoli fedeli”, non hanno subito pressoché nessuna evoluzione. Insomma, stavano e stanno bene così, beati loro. Forse l’eterno è solo l’identica riproduzione del se stesso all’infinito. Abbastanza noioso per essere roba da umani.
Poi dice che la scuola e l’istruzione non servano a niente. A me, insomma, questo fatto m’ha commosso: gli abusivi occupanti dei libri di mio padre, cosette oblunghe, antennute e zampute, che prima di saperne le vicende mi facevano abbastanza schifo al punto da rinunciare a leggerli, i libri, provenivano intatti dalla notte dei tempi.

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