Al bar

Una mia amica gestisce un bar, vicino a casa mia e spesso vado a trovarla. Lì incontro diverse persone interessanti tra le quali Mitzy, ormai un’amica; tedesca di mezza età che in passato faceva la hostess ma ha dovuto smettere perché ha iniziato a soffrire d’ansia (dopo il tristemente famoso 11 settembre?). Il suo enorme cane Poddy è buffissimo, vuole sempre le patatine oppure una brioche dolce ed in cambio ci lascia conversare in pace (in caso contrario abbaia noiosamente e ripetutamente, guardandoci con aria di rimprovero) mentre lei beve un bicchiere di champagne ed io un succo di pomodoro. Mi racconta dei suoi viaggi in giro per il mondo e della sua attuale, radicalmente cambiata, vita, col compagno Gianni, i problemi con la sorella, la pensione troppo bassa per vivere dignitosamente, la salute leggermente cagionevole e Poddy che si è dovuto operare ad un orecchio. Le vacanze a Rimini, gli aperitivi sul lungomare. Un giorno le ho proposto una lunga intervista che possa diventare un racconto. Poi c’è Marco, un giornalista di Repubblica che ora è tutto preso da Second Life e c’è rimasto male che io ancora non me ne sia interessato (a dir la verità l’ho cercato su Google, ho dato un’occhiata e non mi sono sentito più di tanto attratto ad approfondire). Quest’estate andrà in Puglia con la moglie ma dice che prima di partire per le vacanze mi telefona per un aperitivo. E ieri ho conosciuto Silvana, una signora di 93 anni che mi ha chiesto di essere aiutata ad accompagnare la strada: andava alla profumeria di fronte al bar a comprare una confezione di Jean-Paul Gaultier uomo, da regalare a Chiara (la barista/gestore) perché dice che è sempre gentile con lei e che se lo merita. Poi mi ha chiesto di salire in casa a prendere un caffè, perché voleva farmi conoscere la gatta: si chiama Stella, è grassottella (enorme!), affettuosa e con un bel pelo morbido e lucente, a chiazze bianco e nere. Sulla parete della cucina c’è la foto, vistosamente di altri tempi, di una ragazza: è la figlia, che a poco più di trenta anni si è impiccata al piano di sopra. Ha lasciato una lettera alla mamma per scusarsi del gesto che stava compiendo ma la vita, per lei, ha lasciato scritto, non era più sopportabile. Silvana ha avuto un marito per soli dieci giorni: poi è partito in Russia per la guerra e non ne è tornato vivo. Nonostante tutto, questa simpatica 93enne dice di non aver voglia di morire: è allegra e quando una sua amica le dice “vorrei lasciare questo brutto mondo” le risponde “Allora buttati giù dalla finestra!”. Ha lavorato per venti-cinque anni come sfoglina presso un noto ristorante bolognese dove, mi ha raccontato, veniva sempre a mangiare Sofri. “Che bel ragazzo che era!” Mi ha confessato Silvana. “E tanto gentile.” Stella si è sfregata per tutto il tempo contro una mia gamba. Un giorno mi farò raccontare dalla mia ormai acquisita nonna Silvana (tra l’altro una vera nonna, di fatto, non l’ho mai avuta) qualche storia in più e, col suo permesso, ve la racconterò.