IL BRUTTO ANATROCCOLO

Rosa era sempre stata una ragazzina timida. Le sue lunghe trecce nere le incorniciavano il.volto minuto e i suoi occhi sempre, sfuggivano lo sguardo di chi, anche inavvertitamente, la guardava. Il corpo esile, lo.sguardo sognante e la sua natura riservata la facevano apparire agli occhi della gente, più giovane di qualche anno. Il.suo percorso scolastico fu, proprio per questo, irto di difficoltà. La mamma di Rosa, quando ella aveva qualche anno, voleva iscriverla presso l’asilo che si trovava nei pressi della loro abitazione. Purtroppo l’istituzione era gestita da un gruppo di suore. Rosa, appena vide quelle tonache bianche si spavento’ e la sua paura raggiunse l’apice quando una di loro le si avvicinò. La piccola urlò, mosse le sue gambe in maniera disordinata e nevrotica, si aggrappo’ al vestito di sua madre e non ci fu verso di convincerla a rimanere in quell’asilo. Il.primo.tentativo di inserire Rosa in quella comunità era fallito. Le due donne tornarono a casa. La nonna le aspettava e la piccola si rifugiò nell’abbraccio affettuoso di quella cara vecchietta. All’interno della sua casa, del nucleo familiare si sentiva protetta. Esso le infondeva quella tranquillità e sicurezza che il mondo esterno le negava. Passò il.tempo e Rosa quando compi’ 6 anni dovette iscriversi alla prima elementare. Entrò nella classe con gli occhi bassi. Cercò di rannicchiarsi dietro il banco con l’illusione di passare inosservata. La sua compagna di banco le assomigliava: aveva lo stesso nome, indole, aspetto fisico e carattere simile. La maestra si rivelò una persona dolcissima che amava i bambini sapendo dispensare una carezza o un castigo al momento opportuno. I primi giorni servirono per attuare le reciproche conoscenze e verso la fine del mese, la maestra decise, che era giunto il momento di appurare ciò che i suoi alunni avevano appreso, dalle ore di lezione. Chiamò Rosa alla lavagna e le assegnò la risoluzione di un semplice problema di matematica. La bimba aveva le guance in fiamme, il cuore le batteva forte. Non era riuscita nemmeno a capire cosa pretendeva da lei l’insegnante.Non fu in grado di scrivere nemmeno una parola,i suoi occhi le si riempirono di lacrime e irruppe in un pianto disperato. La maestra, comprendendo il suo dramma interiore, la guardò con dolcezza e le disse:”Torna al tuo posto, tranquillizzati e proverò a interrogarti un altro giorno”. La scena, si ripete’ alcuni minuti più tardi, quando anche la sua compagna di banco, fu chiamata alla lavagna. Dopo un periodo di alcuni mesi, la classe fu pronta per iniziare il lungo.percorso scolastico che avrebbe portato, ognuno di quei bambini verso orientamenti diversi. Le lezioni di vita che ogni giorno forgiavano i caratteri di quegli scolari fece si che i turbolenti, divenisseo operatori attenti e i.timidi impararono a superare gli.ostacoli e a difendersi dalle prepotenze. Il cerchio si chiuse con l’esame di.ammissione alla prima media. Durante lo svolgimento dello stesso, la maestra vedendo che i suoi alunni avevano le mani sudate, per l’emozione, si era munita di un barattolo di talcoo e lo spargeva senza parsimonia, sulle loro manine. Giunse il.giorno.dei saluti. La maestra consegnò a ognuno.di loro la pagella con i risultati conseguiti. Per tutti ebbe una parola buona, un bacio, un sorriso. Rosa ebbe un dono in più: un libricino che raccontava la storia di un agnellino:Ricciolino. Sulla prima pagina vi era scritto: la vita e’ molto dura, devi farti largo tra la folla a sgomitate. Per tutti i bambini fu un grosso dolore abbandonare quella figura femminile che, come una seconda mamma era riuscita a domare i ribelli e a rassicurare chi non aveva fiducia nelle proprie capacità. I piccoli uomini e le piccole donne si iscrissero alla classe prima media. Rosa non riusci’ a fare amicizia con nessuno dei suoi compagni. La ricchezza, che faceva delle loro famiglie, delle persone benestanti, creava nella mente di quei ragazzi, la presunzione di essere superiori agli altri esseri.umani. la parola d’ordine era, essere a tutti i costi, prepotenti e presuntuosi. Si vantavano con chicchessia del loro denaro e con il loro atteggiamento, facevano sentire, chi aveva meno possibilità economiche di loro, delle nullità, delle entità senza consistenza. La ragazzina cercò di non demordere e compi’ qualche tentativo per inserirsi nel gruppo. Andò più volte a casa dei suoi compagni per eseguire insieme i compiti. Ma anche in questi momenti, il loro atteggiamento era sempre pervaso da un alone di sufficienza e superiorità. Ciò influi’ sul.rendimento scolastico di Rosa. La fine della scuola porto’ alla ragazzina un’unica nota positiva: i suoi tormenti erano finiti. Durante l’estate, maturo’in lei, la decisione di cambiare scuola. Capi’ che quella classe era formata da un gruppo omogeneo di persone che avevano uguali idee e nel tempo libero, si ritrovavano e colmavano le ore, frequentando i medesimi locali e praticando gli stessi passatempi.Lei era e sarebbe rimasta” la diversa”. All’inizio del nuovo anno scolastico Rosa capi’ che i giorni si sarebbero susseguiti in modo molto diverso. Fin dal primo di’ comincio’ a ridere e a scherzare con tutti come se fossero stati suoi amici da sempre. La sua compagna di banco si chiamava Diana, era una ragazza volenterosa, che studiava con impegno. I suoi discorsi la facevano apparire più matura della sua età. Dietro a Diana e Rosa vi era un ragazzo dal viso rubicondo e dal fisico imponente. Egli rideva sempre e non perdeva occasione per mettere in atto fantasiosi scherzi. Con noi si divertiva spesso ad allungare le mani e davanti ai nostri sguardi bui, scoppiava, neanche a dirlo, in una fragorosa risata. Alla loro sinistra c’era Federico, che era un ragazzino alto e magro. Assomigliava al coniglio di certi cartoni animati perché quando sorrideva, il suo viso si trasformava. L’espressione che ne derivava era una smorfia e questa sua particolarità scatenava l’ilarita’ generale. Si era infatuata di lui una ragazzina di nome Donatella. Donatella era alta e magra come lui, aveva bellissimi occhi verdi ed inoltre avevano in comune le risate, sempre pronte a spuntare dopo una battuta di spirito o una scena ilare. Il loro sentimento sboccio’ durante una gita scolastica. Purtroppo la loro storia fu di breve durata.Tornati nella loro città, Federico si accorse di non essere pronto a impegnarsi in storie importanti e Dontella che invece aveva investito il suo cuore, si ritrovò con una dolorosa ferita che si rimargino’ dopo lungo tempo. Nella nostra classe spiccavano per la loro altezza e il fisico prorompente due ragazze: Vanna e Patrizia. Vanna aveva lunghi capelli neri ed era doitata di una statura notevole, l’altra era bionda e anche lei, sembrava molto più grande di tutte noi.Spesso ci raccontavano le loro avventure, con ragazzi che, attratti dalla loro bellezza, mettevano in secondo piano la loro maturità. Purtroppo, alla fine della terza media Vanna si fidanzo’ con un giovane , incontrato in montagna durante i giorni di vacanza e la loro storia divenne talmente profonda che decisero di sposarsi. Michelina,invece, era una ragazza molto carina dai capelli neri. Ogni volta che pronunciava un discorso nel quale si accalorava, cercava di spazzare via la sua buffa frangetta, con la mano, quasi fosse per lei un impedimento alle sue parole. Aveva un buffo nasino all’insù e due piccoli occhi a mandorla che le donavano un aspetto vagamente orientale. Ella aveva una passione che le ardeva dentro: il gioco del calcio. Era una ragazzina molto vivace, non riusciva a stare mai ferma e voleva essere sempre al centro dell’attenzione. Il modo con cui agiva e la sua bellezza, la fecero diventare molto popolare tra i ragazzi, che non perdevano occasione di starle vicino o chiederle un appuntamento. Lei sembrava essere molto felice di questo. Scherzava con tutti. Andava molto d’accordo con loro e le erano tutti molto simpatici per il.solo motivo che la facevano sentire importante, colmandola di complimenti e di adulazioni. Non capiva che loro erano le volpi e lei era l’uva. Una volta che fossero riusciti ad assaggiare quel frutto zuccherino avrebbero abbandonato i grappoli nella vigna. Ad ognuno di loro quegli anni avevano insegnato qualcosa. Molti avevano intrapreso strade sbagliate e inciampando, in grossi sassi, si erano feriti. Altri, più fortunati, avevano percorso uguali strade, avevano incontrato gli stessi massi ma erano riusciti ad evitare gli ostacoli. Molti di loro, per mostrarsi adulti e per vantarsi con gli amici erano caduti in trabocchetti che il destino gli aveva preparato, altri che all’apparenza sembravano persone troppo riservate per essere prese in considerazione, avevano avuto in dono ideali che, preservandoli dagli errori, gli avrebbero svelato la rivelazione di.un futuro radioso.