VOTI, VOTI, VOTI

Elena si apprestava a lasciare le scuole medie e doveva scegliere, tra gli istituti superiori, quale fosse quello che più si avvicinava al suo ideale. Parlò a lungo con le sue amiche, si documento’, proietto’ la sua mente e fece scorrere i pensieri. Si vide alla ricerca di un lavoro e cerco’ di immaginare l’offerta del mercato. Le sembrò giusto frequentare un istituto commerciale dove si sarebbero formati periti e ragionieri e anche se la matematica era una materia ostica per lei, decise che con la sua caparbietà sarebbe riuscita a superare ogni ostacolo che le si fosse, via via presentato. Il primo ottobre conobbe i suoi nuovi compagni e i professori. Avevano riunito, in quello spazio angusto, piccoli banchi azzurri dove noi riuscivamo a stare sedute rannicchiandoci un po’. La classe era formata in prevalenza da femmine e questo fu deleterio, per il clima particolare, che si venne a creare in quel posto. Da quel momento e negli anni a venire l’aria che vi si respiro’ fu carica di pettegolezzi, di maldicenze dette a bassa voce. Era importante solo ciò che di noi appariva esteriormente e il mondo interiore che ognuna di noi celava nell’animo passo’ in secondo piano, non era degno dell’interesse di nessuno. I valori morali e gli ideali ci furono insegnati dal nostro professore d’italiano che con i suoi occhi da basset-hound, nascondeva dietro un’apparente dolcezza la determinazione di chi crede che l’insegnamento non sia basato solo su poesie e teoremi imparati a memoria, ma su discussioni e approfondimenti dei libri di testo che si sarebbero letti durante il corso dell’anno. Un professore dall’insegnamento innovativo che credeva in quel che faceva. I primi tempi suscitò nell’animo del docente sentimenti simili alla pieta’ perché ella stava ancora formando il suo carattere e i pensieri che la sua mente conteneva erano onde che navigavano in un mare tranquillo. La sua calma e la sua compostezza , sia nei modi sia nelle parole, le derivavano da un’accentuata timidezza che non le permetteva di esprimere le sue idee. La ragazza aveva paura di essere derisa, credendo che ciò che ella poteva dire non fosse apprezzato, suscitando cosi giudizi negativi nella mente di tutti quelli che l’ascoltavano. Proprio per questo l’insegnante non provava eccessiva simpatia per Elena e la ragazzina intuiva che dietro alle parole che lui le rivolgeva sempre, si nascondeva un moto ironico che di spiritoso aveva ben poco, se non l’intento di beffeggiarla. Questo atteggiamento le fece odiare la materia che amava di più al mondo: l’italiano con gli scritti, i componimenti e la letteratura. I voti che egli decideva, essere giusti per i suoi compiti, si avvicinavano a malapena alla sufficienza. Ma il suo metodo di valutazione purtroppo non era imparziale perché se confrontati con quelli della biondina seduta nel banco accanto facevano capire la differenza della bilancia che conteneva due pesi e due misure. Quest’ultima giovane si chiamava Lorenza. Suo fratello aveva partecipato alle lotte studentesche svoltesi negli anni caldi del’68, il padre aveva idee rivoluzionarie che facevano capo a una fede politica, la quale aveva un colore ben definito. Tutto questo accomunava lo spirito del professore a quello di Lorenza e della sua famiglia. La ragazzina studiava svogliatamente e anziché eseguire i compiti preferiva andare in bicicletta. Nonostante tutto questo i suoi voti, in italiano erano sempre brillanti.Il giorno dopo Elena conobbe la professoressa di stenografia. Una folata di vento entrò nella classe e di lei ne sentimmo.solo la voce.- Ma dov’era?- ci chiedemmo tutte? Pensammo di abbassare lo sguardo e finalmente la vedemmo! Un minuscolo essere stava davanti a noi. Un.donnino alto un metro e 10, dalla faccia rugosa e una crocchia di capelli grigi ci osservava con i suoi occhietti vispi. Cercò di scrivere alcuni dei suoi geroglifici ma non riusciva ad arrivarci per via…della statura! Chiamammo a gran voce il bidello e gli chiedemmo di portarci uno sgabello per la professoressa di stenografia! Finalmente la lezione iniziò. Lei scriveva, scriveva, alle ragazze sembrava di imoazzire! Non ci capivano niente! I primi compiti in classe furono un disastro: fioccarono i voti più bassi del mondo. Nemneno al Polo Nord, i gradi delle temperature, erano così bassi! Lei puntando il suo dito medio, lungo e ossuto, verso di noi ci ammoni’:-se continuerete cosi sarete tutti bocciati!- Con il passare dei mesi quei segni non ci sembrarono così astrusi e ancora adesso se Elena, pensa a una parola, nella sua mente, le si forma prima in stenografia! Durante l’intervallo, alcune compagne di Elena, che il sabato andavano in discoteca, provavano alcuni passi, dei passi che le avrebbero fatte volteggiare durante le sere di festa. Proprio, per parlare di musica, l’ora dopo si presentò alla classe la “fata arlecchina”. Era l’insegnante di musica. Quel giorno si mostrò nella sua mise più ardita: tailleur e giacca viola, calze viola, scarpe viola e guanti dello stesso colore. I suoi capelli biondi, pettinati all’indietro con onde perfette le ricadevano sul collo e la facevano assomigliare a quelle bambole di ceramica, che tenevano sul letto, facendo bella mostra di sé, le nonne. Ci saluto’, si sedette, accavallo’ le gambe, si tolse le scarpe, prese un batuffolino di cotone, presumibilmente imbevuto di profumo e se lo strofino’ sui piedi. Si rimise le calzature e poi, una dopo l’altra le alunne dovettero esibirsi nelle varie note della scala. La professoressa decreto’ che Elena era intonatissima e poteva cantare le canzoni che lei ci proponeva. Tutti sapevano, che alla ragazza piaceva cantare, ma le sue stonature erano stecche sonore. La musica fu proposta da questa professoressa, in toni di colore sempre diversi, che facevano del suo abbigliamento, un look davvero originale. Per completare il quadro del corpo insegnanti mancava all’appello la professoressa di geografia. Era anch’essa, una vecchina dalla faccia rugosa. I capelli, rigorosamente tirati all’indietro, indossava spesso maglie o golfini di colore grigio o nero, la gonna della stessa tinta, le calze color panna, completavano il ritratto di quella, che a prima vista, anche se non è vero, tutti definiscono una zitella. I suoi voti si basavano non sulla verifica del sapere dello.studente, ma sul suo giudizio personale. L’aspetto esteriore di una persona, secondo il suo insindacabile giudizio, poteva abbassare il voto o alzarlo. Ad Elena piaceva molto pettinarsi i capelli in morbide trecce e, per puro caso, il giorno che doveva essere interrogata in geografia, decise di adottare quel tipo di pettinatura. Composta, si sedette al suo posto, nel banco, aspettando che la suddetta insegnante le rivolgesse alcune domande. Appena Elena si mostrava titubante nel dare la risposta, la professoressa articolava la parola giusta, dicendo le prime lettere e attendendo che Elena la completasse. La fine di quella interrogazione decretò il voto di Elena: un bel sette e mezzo!Purtroppo dopo di.lei ebbe la sventura di essere interrogata la sua compagna di banco: una bella ragazza dai capelli neri, che a lei, piaceva portare, sciolti sulle spalle. Sembrava che la professoressa si divertisse a metterla in imbarazzo facendole domande alle quali la ragazza non sapeva dare una risposta. Quell’ultima interrogazione fu un vero disastro! L’insegnante con i suoi piccoli occhi pungenti non ebbe nemmeno l’indulgenza di indorarle la pillola: le mise un bel quattro sul registro! L’insegnante, come il medico, sono professioni che dovrebbero essere scelte per passione. La prima tende a formare e curare l’adolescente nell’animo, la seconda nel fisico. I mezzi che sono usati sono molteplici e diversi. In classe l’adolescente ha a disposizione i libri e…le parole. La lezione può essere interessante o noiosa, non importa quale sia la materia, ma è uno spicchio di vita dove avviene uno scambio di informazioni.Lo studente apprende nozioni nuove e l’insegnante può valutare lo studente con un voto. Esso può essere un mezzo di repressione oppure può racchiudere impegno, sensibilita’ e partecipazione. Lavalutazione serve per prevaricare e infondere terrore o racchiudere indicazioni preziose?