UN MONDO DI MOSTRI

Una ragazzina di nome Ilaria, aveva appena finito le scuole superiori quando si trovò a dover affrontare il problema più gravoso della sua esistenza:trovare un lavoro per mantenere lei stessa e la sua povera nonna con la quale viveva. Quella mattina si svegliò presto, si pettino’ con cura, strinse con due bei fiocchetti rossi le sue lunghe trecce bionde, si lavo’la faccina e si rimiro’ allo specchio: l’immagine che esso le rimando’ le piacque: era davvero una bella bambina con quel nasino all’insù e le gote rosse, rosse!!L’unica cosa che le rimaneva da fare era vestirsi. Scelse l’abito che più le piaceva: la mantellina con il cappuccio rosso! Ora era proprio pronta per uscire! Ah! Si era dimenticata la merenda, se mai le fosse venuta fame per la strada! La nonna le ricordò il panino con la nutella che con tanta cura le aveva preparato la sera prima. Non voleva prendere l’autobus, anche se il.tragitto che doveva fare era piuttosto lungo, perché negli ultimi.tempi a cusa dei succulenti pranzetti che le preparava la nonna era un po’ ingrassata e pensò che una bella passeggiata l’avrebbe aiutata a dimagrire. Decise comunque di rendere il tragitto piu’ breve prendendo una scorciatoia.Quella via era più tranquilla e meno frequentata dalle macchine. Purtroppo però Ilaria aveva dimenticato che le vie solitarie sono ritrovi di piccoli delinquenti o monellacci dispettosi che si divertono a fare scherzi proprio a delle bambine come lei. Infatti appena la bimba ebbe svoltato l’angolo gli si pararono davanti due strani individui: il primo.era molto alto, magro e aveva l’ovale del viso molto…molto allungato e la bimba notò un altro particolare che la impressiono’ molto: quest’uomo.era molto peloso….il.suo compagno camminava a fatica appoggiandosi a un bastone e parlava a fatica; altro particolare curioso: tenevano sospeso a un filo un burattino di legno con un naso lunghissimo e lo facevano ballonzolare di qua e di là proprio come una marionetta.Appena la videro la fermarono e le proposero un baratto: le avrebbero donato quel povero pezzo di legno se lei avesse consegnato.loro la merenda . Piu’ che una domanda alla bimba sembrò un ordine al quale ella non avrebbe potuto rifiutarsi. A malincuore consegnò i panini nelle loro mani e si ritrovò tra le braccia il burattino. Riprese con tristezza il cammino. Fatto qualche passo il burattino mosse la testa, la guardo’ con i suoi grandi occhi e le parlò. Ilaria dalla sorpresa, cadde a sedere pesantemente a terra. Il pezzo di legno le disse:tutti mi considerano un bugiardo per il mio lungo naso ma io ti dico che oggi tu troverai il lavoro che desideri. Io sono bugiardo con le persone cattive ma con gli esseri umani buoni come te, riesco a far avverare i loro.desideri. Riprese: vedi, quelle torri laggiù così alte e imponenti? Se tu riuscirai ad arrivare all’ultimo.piano quslcuno troverai che ti aiuterà. Ilaria contenta ma ancora poco convinta decise che non le costava niente arrivare in quel luogo. Camminò ancora per una mezz’oretta finché si trovò davanti queste altissime costruzioni.Esitante, con un filo di voce chiese al portiere cosa ci fosse all’ultimo piano perché lei doveva arrivare lassù. Il portiere le rispose gentilmente che non doveva essere spaventata perché all’ultimo piano c’era l’ufficio assunzioni.La avviso’ che in quel luogo ascoltavano tutti, ma erano.accolti solo.pochissimi.desideri. Sperando che le parole del burattino fossero vere si appresto’ a premere il pulsante dell’ascensore. Spinse dove c’era scritto tredicesimo piano e iniziò per lei la salita. Arrivata al piano desiderato, si spalancarono le porte e lei si trovò immersa in mezzo a una folla urlante.Tutti parlavano, ognuno voleva dire la sua e dare consigli. C’erano persone che davano spinte, incuranti di tutti, volevano solo.essere ricevuti per primi credendo cosi di essere assunti. La bimba notò una signora dai riccioli biondi, piccola e un po’ grassoccia, che portava una gonna cortissima che lasciava intravedere due gambette che assomigliavano a due fiaschi di vino. Il viso poi, coperto da un trucco esagerato, metteva in evidenza una piccola bocca a forma di cuore. Completava il.tutto un piccolo naso all’insù che sembrava essre stato messo in quel viso quasi per caso. Alla bambina le ricordò la maialina Cindy. Vicino a lei vi era uno.spilungone dai capelli ricci, due buffi occhialetti messi proprio sulla punta del naso, i capelli ricci e scarmigliati che urlava: c’ero prima io! La bimba fissò la la sua attenzione su un piccolo uccellino che non si muoveva dalla sua spalla e sentendo il suo padrone urlare cinguettava a più non posso anche lui. L’ultima della fila era una signora distinta avvolta in un vestito lunghissimo di seta azzurra che, tenendo le mani sul petto, sospirava: se non avessi perso la mia scarpetta ora non mi troverei in questo guaio e mai sarei venuta in un simile posto! La bimba allora guardò meglio e vide che, effettivamente alla signora mancava una scarpa e lei, per non farlo notare, stava sempre seduta. Dopo qualche minuto una porta si apri’ e queste tre figure presero ad agitarsi ancora di più, gesticolando e urlando a più non posso. La signora che era uscita dall’ufficio sembrò non notarle neppure, le ignoro’ e con voce squillante disse:per favore lasciate passare quella bambina che è vestita di rosso e ha l’espressione spaventata e la indicò con un dito. La bimba vedendo quel.gesto, ma ancora incredula disse: Chi, io? La signora rispose: si’, proprio tu, vieni avanti. La bimba avanzò timidamente e la signora con modi affettuosi la spinse dolcemente dentro. Quella cara signora dai capelli, che la lampada alogena, facevano sembrare azzurri disse: cara bambina io sono la zia di quello che a te è sembrato un burattino e proprio qualche attimo fa’ mi ha telefonato per annunciarmi la tua visita. Vuoi mangiare qualcosa? Senza attendere la sua risposta le diede un enorme pezzo di torta al cioccolato con in cima enormi nocciole. La bimba la mangiò avidamente, visto che la sua merenda era andata in fumo.Poi Turchina, così si chiamava la signora le mostrò il giardino dove doveva lavorare. Infatti, Ilaria avrebbe dovuto accudire i fiori della serra e trattarli con cura. Mentre la bimba al colmo della gioia guardava le splendide piante non si accorse delle lunghe spine che i gambi delle rose avevano e si punse un dito. Ahi, disse e strinse forte il dito. Turchina vide il gesto, le si avvicinò e le disse: questa è la prima lezione che hai imparato. La vita è simile a queste rose: non son tutte gioie, ci sono anche i dolori, ma se avrai vicino persone generose e il tuo animo rimarrà sempre bambino, come sei tu ora, non dovrai avere paura di niente.