IL CORAGGIO DI VIVERE

Questa è la storia di una bambina: Caterina, dai lunghi capelli neri e dai grandi occhi marroni. Ella abitava in un quartiere di periferia di una piccola città, era sempre andata a scuola volentieri, anzi, quando si ammalava, le dispiaceva di essere costretta a rimanere a casa. Quell’ultimo anno però non iniziò nel solito modo. In Ottobre all’inizio della scuola, entrò in classe enon trovò più i compagni conosciuti, gli insegnanti ai quali lei si era affezionata. L’aria ostile che avverti’, appena messo piede in quell’aula, si rivelò purtroppo una giusta intuizione. I di’ passavano e il suo sguardo diventava sempre più triste. Ogni giorno, appena arrivata a casa, chiudeva la porta di camera sua e, sdraiata sul letto, piangeva e dai suoi occhi scendevano calde lacrime. La mamma era molto preoccupata e non sapendosi spiegare il motivo di quel comportamento decise di interrogare la sua amica del cuore: Irina, una ragazzina dai lunghi capelli biondi che con più spirito che corpo, era molto saggia e sapeva dare preziosi consigli. Ella abitava su una torretta, in una casa minuscola. Nel cortile che circondava questa casetta lavorava un ciabattino, dall’aria cordiale che spesso e volentieri si concedeva lunghe pause all’osteria e davanti ad un bicchiere di vino, chiaccherava volentieri con gli amici. Quel giorno, vedendo la mamma di Caterina, arrivare trafelata le chiese se era successo qualcosa di grave. La mamma rispose che aveva urgenza di parlare con Irina. Suono’ il campanello e dalla minuscola finestra comparve Irina e di lei si notarono per prima cosa i riccioli biondi. Caterina, sfruttando la caratteristica di Irina (i suoi capelli potevano essere paragonati ad una criniera leonina), alle volte per scherzare, la soprannominava Hendrix, dal nome di un famoso cantante rock, anche lui dotato di una folta xgioma di capelli. Irina, vedendo la mamma di Caterina, le chiese cosa volesse, ma vedendo la preoccupazione nei suoi occhi ci ripenso’ e disse: “Un attimo, scendo subito!”. Fececi gradini a quattro a quattro e arrivò vicino alla mamma della sua migliore amica.Ella le disse:”Scusami tanto se oggi sono venuta da te e forse ti ho disturbato, ma sono molto in pensiero per mia figlia”. Le parlò del comportamento di Caterina e le chiese se lei ne sapesse la causa. La ragazzina disse alla mamma:”è una storia lunga, se si siede anche lei, gliela racconterò. Caterina si crede brutta e sfortunata. Infatti è dal primo giorno di scuola che è presa in giro da un gruppo di sue compagne per quel che loro chiamano atteggiamento da maestrina o a riccio,perché molte volte, lei, risponde con enfasi ed euforia alle domande proposte oppure, ci sono dei momenti, che non vuole più ascoltare nessuno perché pensa solo alle sue preoccupazioni,che possono essere una verifica o un’interrogazione. Inoltre il ragazzo che le piaceva tanto ha preferito uscire con una sua compagna, che porta sempre vertiginose minigonne e si trucca in modo apparuscente. Mi raccomando, non le dica niente, questi discorsi devono rimanere segreti.!”La mamma di Caterina ringraziò calorosamente l’amica della figlia e la salutò dandole un bacio sulla fronte. Tutte e due tornarono alle loro abitazioni. Mentre tornava a casa alla mamma venne un’idea. Si ricordò di quel piccolo negozio di amuleti che vendeva anche palle magiche, che scoprivano altri mondi, diversi continenti,altre realtà. L’insegna di quel negozio era un po’sbiadita ma aguzzando bene la vista, lo trovò. Entrò all’interno di quell’angusta botteguccia e intravide il proprietario: egli era un uomo dai capelli bianchi che aveva sempre un grembiulaccio nero stretto intorno alla vita e siccome era miope portava un buffo paio di occhialetti che continuamente, gli cadevano. Subito gli chiese l’oggetto desiderato e lui gliene fece vedere diverse, sia nei colori che nelle dimensioni. La mamma scelse la più grande e l’omino con molta cura gliela incarto’. Intanto le fece una raccomandazione: “Attenzione, per vedere ciò che è nascosto nella sfera bisogna guardarla con gli occhi sinceri e il cuore puro, cercando di ricordarsi quando si era bambini!”La mamma ringraziò, pago’ e usci’. Aveva fretta di arrivare a casa per farla vedere alla figlia. La sua speranza era di riportare un po’ di allegria in quegli occhi spenti. Sali’ le scale con impeto, apri’ la porta della camera di Caterina e le disse:” Guarda, ti ho comprato un regalo!”La curiosità sconfisse la sua apatia e togliendo linvolucro, vide quell’enorme palla colorata!Era molto bella, però non sapeva che farsene, a cosa serviva? La mamma con pazienza le rispose che doveva avvicinarsi a quel globo e guardare con attenzione. Allora la ragazzina s’inginocchio’ed ecco, sotto i suoi occhi presero forma: paesaggi, foreste, deserti! I deserti erano immense distese dove sembrava, non ci fosse nemmeno la più piccola forma di vita. Ma se si guardava meglio, da quel buchino laggiù faceva capolino la corolla di un fiore che, attaccato alla vita volgeva i suoi petali al cielo come per implorare: acqua! Poco più in là ecco sbucare da una duna quella che a loro sembrò una lucertolina. Poverina, aveva la coda spezzata ma anche lei non rinunciava a lottare:rivoleva la sua coda a tutti i costi e infatti, come per miracolo la rigenero’ e tutta felice corse su quel sasso bianco e si mise in attesa…anche lei aspettava la pioggia!Nessuno, in quel mondo ostile rinunciava a lottare e con infinita pazienza aspettavano il miracolo! Tutto a un tratto la palla prese a girare e il paesaggio cambiò: si vedevano immense foreste lussureggianti dove tutto sembrava ctescere a dismisura! Sembrava il Paradiso Terrestre! Ma anche quel mondo perfetto nascondeva insidie. Era il tramonto e un gruppo di gazzelle s’era ritrovato sulle sponde del lago per dissetarsi. Questi simpatici animali erano tranquilli e non avrebbero mai immaginato xhe dietro quel folto cespuglio stava nascosto un leone, che aspettava solo il momento giusto per balzarle addosso! Tutto a un tratto il felino ptese la sua decisione e con un veloce scatto fu pronto a ghermirle! La paura di quelle timide bestiole fu immensa ma nemmeno loro rinunciarono a lottare: correndo a più non posso cercarono di sparpagliarsi nella foresta. Ci fu chi peri’, chi si salvò, chi riporto’ qualche ferita, ma tutti cercarono, in ogni modo, una via di fuga. Caterina aveva dimenticato i suoi dispiaceri,dopo tutto quel tempo, passato a osservare quei mondi, che sembravano così distanti da lei ma che nello stesso tempo erano così vicini!Alzò i suoi occhioni verso la mamma, l’abbraccio’ stretta stretta e per la prima volta, dopo tanto tempo, sorrise