Ramananda das: Contare grani Rosario indù sulle mani

Con l’espressione Hare Kṛṣṇa si indica quel mantra predicato nella Kalisaṃtaraṇa Upaniṣad (Kalisaṃtaraṇopaniṣad) e praticato in diverse scuole viṣṇuite/kṛṣṇaite, in particolar modo da quelle indicate come gauḍīya (di origine bengalese) ovvero fondate sull’insegnamento del mistico bengalese del XVI secolo, Caitanya.

Così recita la Kalisaṃtaraṇopaniṣad:

(IT)
«Al termine dello Dvāpara-yuga, dopo aver percorso tutta la Terra Nārada si reco da Brahmā e gli chiese: “O Signore come posso attraversare questo oceano detto Kali-yuga?”. Brahmā rispose: “Dalla tua domanda trarrà beneficio tutta l’umanità; ascolta il segreto nascosto nelle Śruti, scoprendo ciò si può attraversare il mondo del Kali-yuga: cantando i nomi della Persona suprema, di Nārāyaṇa, può essere cancellato il male del Kali-yuga”. Nārada chiese ancora: “Quali dei santi nomi dobbiamo noi cantare?” Egli [Brahmā] rispose: “hare rāma hare rāma rāma rāma hare hare hare kṛṣṇa hare kṛṣṇa kṛṣṇa hare hare; solo in questo modo, recitando i sedici nomi possiamo distruggere il male del Kali-yuga, non ci sono altri rimedi in nessuna parte del Veda.»

(Kalisaṃtaraṇopaniṣad)
Dal che il cosiddetto mahā-mantra (“grande mantra”, così indicato dalle scuole gauḍīya):

«hare kṛṣṇa hare kṛṣṇa
kṛṣṇa kṛṣṇa hare hare
hare rāma hare rāma
rāma rāma hare hare»

I nomi recitati nel mantra corrispondono a:

Kṛṣṇa: che intende, o il nome stesso della Persona suprema, oppure in qualità di avatāra della Persona suprema questa indicata come Viṣṇu. Kṛṣṇa è celebrato, tra gli altri, nel poema religioso del Mahābhārata, segnatamente nel VI parvan dell’opera dove è conservata la Bhagavadgītā (“Canto dell’Adorabile Signore”), come il Bhagavān la “Persona suprema”.
Rāma: corrisponde all’ avatāra di Kṛṣṇa/Viṣṇu celebrato nel Rāmāyaṇa; ma può intendere anche Balarāma, il fratello di Kṛṣṇa e avatāra o “espansione” di Kṛṣṇa/Viṣṇu.
Hare: tale nome corrisponde, in qualità di vocativo, ad Hari (il “Fulvo”), qui inteso come epiteto di Kṛṣṇa; ma può essere anche inteso, sempre in qualità di vocativo, come Hara (agg. “affascinante”) qui inteso come Rādhā, la paredra eterna di Kṛṣṇa.
Tale mantra upaniṣadico è stato diffuso in Occidente dall’insegnamento dello ācārya viṣṇuita di scuola gauḍīya Abhaya-Caraṇāravinda Bhakti-Vedānta Svāmī Prabhupāda (1896-1977) ed è al fondamento anche della pratica cultuale dell’Associazione internazionale per la coscienza di Krishna da lui fondata.