Spiritualità = NON mangiar carne!

In questo particolare periodo storico, pieno di incertezze e paure, molte persone stanno iniziando ad intraprendere percorsi di vita spirituale, volti ad una crescita personale, a una ricerca di se stessi, ad un contatto col “Divino”.

Alcuni di noi iniziano il proprio percorso a seguito di eventi che cambiano la percezione della vita, mettendo in dubbio ciò che siamo.

Ed iniziano a porsi alcune domande, che potrebbero sembrare scontate, ma che non lo sono:

Dio esiste?
Quale è il fine ultimo della nostra vita?
Quale è la via verso una maggiore consapevolezza?
Come posso raggiungere un equilibrio tra il mondo interiore e quello esteriore?
Ponendosi le domande sui misteri della vita, iniziando la ricerca del proprio Sè, si imbattono in alcuni dei grandi classici della spiritualità come Sai Baba ,Osho, Krishnamurti, Paramahansa Yogananda, Gurdjieff, Donald Walsch, Ouspensky, Alice Bailey e così via, un susseguirsi di importanti maestri che con le loro ricerche e i testi ci hanno guidato verso una nuova consapevolezza.

La fame di conoscenza e la voglia di mettere in pratica gli insegnamenti appresi sui volumi, porta i novizi alla ricerca di maestri, guru, illuminati che possano spiegare loro la via maestra verso l’illuminazione.

Navigando in rete, girovagando su Facebook ci si può imbattere nei corsi più disparati, che vanno dall’interpretazioni dei sogni, meditazioni varie ed eventuali, magia sessuale, sciamanesimo, psicologia esoterica, viaggi astrali, tarocchi ecc.

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La nutrizione è intimamente connessa al nostro benessere, non si può avere una buona salute psico-fisica, spirituale, se la nostra alimentazione non è adeguata.

Come disse Ippocrate “Il corpo umano è un tempio e come tale va curato e rispettato, sempre.”

La maggior parte dei maestri affronta questo argomento solo da un punto di vista di una dieta, la quale è tendenzialmente vegana o vegetariana.

Osho disse a riguardo dell’alimentazione:

” Non credo nel vegetarianismo, perché non credo in niente. I miei discepoli sono vegetariani non perché seguaci di una setta, non perché fedeli a una dottrina. Sono vegetariani, perché le loro meditazioni li rendono più umani, più vicini al cuore, e così vedono la totale stupidità di coloro che uccidono esseri viventi per cibarsene. È la loro sensibilità, la loro consapevolezza estetica, che li rende vegetariani. Io non insegno il vegetarianismo: è una conseguenza della meditazione. Ovunque sia accaduta la meditazione, le persone sono diventate vegetariane; sempre, da migliaia di anni.”

Alcune riflessioni di Sai Baba:

“La cultura di un popolo si riconosce, tra l’altro, dai suoi riti, cioè dai suoi modi.
La riconosci anche dalle sue abitudini alimentari. Le abitudini alimentari di molti popoli sono piuttosto spaventose. Presso molti non vi è quasi un piatto senza pesce o carne.
La cucina vegetariana per molti è ancora qualcosa di esotico.
Rifletti sempre: tu diventi ciò che mangi.
Con il cibo si immettono così tante sostanze nel corpo, che mi meraviglia che innumerevoli persone si preoccupino così poco di quello che mangiano.”

Gurdjieff era solito offrire cibi strani che non avreste mai mangiato, che avrebbero disturbato lo stomaco, creando un disagio. Se una persona era abituata a mangiare carne e a bere, Gurdjieff lo metteva a dieta vegetariana. Inoltre gli proibiva di bere, lo costringeva ad essere il più “santo” possibile. Se un giainista, che non aveva mai mangiato carne in vita sua, andava da Gurdjieff, lui lo costringeva a mangiare carne. Era una tecnica che lui utilizzava per distruggere gli schemi, le abitudini, per creare un foglio bianco sul quale lavorare.

Yogananda si pronuncia in merito all’alimentazione in questo modo:

La Bhagawad Gita spiega che come ogni cibo ha un nutrimento specifico per il corpo, così ha una qualità ben precisa che nutre la nostra mente. Queste qualità, in sanskrito guna, sono di tre tipi: sattwa (armonia/equilibrio), rajas (agitazione/iperattività) e tamas (buio/inerzia). Ogni cibo è caratterizzato da una di queste qualità e consumando regolarmente un determinato tipo di cibo, iniziamo a manifestare la sua intrinseca qualità. Il cibo sattwico genera calma ed equanimità, purezza, saggezza, bontà, pazienza, perseveranza, generosità, e tutte quelle qualità soavi che addolciscono l’animo umano. Il cibo rajasico invece, alimenta irrequietudine, stress, ira, presunzione, aggressività, falsità, gelosia, criticismo, scontentezza, ossessività. Quello tamasico favorisce la pigrizia, l’incapacità di riflettere, l’ottusità, la depressione, il dubbio, il pessimismo, la testardaggine.

Il cibo sattwico è quello sano, nutriente, fresco, leggero, naturale dal gusto semplice ed equilibrato. A questa categoria appartengono: i cereali integrali, tutta la frutta, sia fresca sia secca, tutti i tipi di noci, inclusa la noce di cocco, la verdura cruda e quella cotta non troppo a lungo, le verdure a foglia verde, tutti i tipi di germogli, i latticini freschi in piccole quantità.

Fra gli alimenti rajasici troviamo quelli dal gusto forte ed intenso, tutti i tipi di carne, sia bianca sia rossa, il pesce, gli affettati, le uova, gli alcolici, il caffé, il tè, la cioccolata, l’aglio, le cipolle, lo zucchero bianco, il tabacco, le medicine allopatiche. I latticini assunti in grande quantità diventano rajasici.

I cibi tamasici sono quelli industriali, raffinati, contenenti additivi chimici, in scatola, privi di vitalità, molto grassi, stantii, che hanno un odore sgradevole. A questa categoria appartengono anche il vino ed i funghi. Persino troppa frutta ha un’influenza tamasica. La tipica sonnolenza dopo-pasto che avvertiamo quando mangiamo troppo è una dimostrazione evidente della qualità tamasica alla quale spesso “rimediamo” con il rajas del caffè!

Rudolf Steiner era vegetariano, incentivava una libertà di scelta alimentare, consapevole:

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La maggior parte dei leader spirituali, pur lasciando una libertà di scelta su come nutrirsi, segue una dieta prevalentemente vegetariana.

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fonte http://tinyw.in/nbU5